Vogliate scusarmi per la generalizzazione verso il genere femminile, tuttavia è evidente come nel mondo transgender sportivo la problematica maggiore riguardi proprio le atlete MtF (male to female).
Diamo per scontato che nello sport la componente trans sia un problema, ma è davvero così? Lungi da me voler essere portatore di verità assoluta, ma di seguito vorrei proporvi alcune riflessioni sull’argomento, dato che al momento ci troviamo durante lo svolgimento delle olimpiadi del 2024 ed il tema è caldo.
Iniziamo con lo stabilire un punto importante, qualsiasi sia la vostra visione in merito al gender qui parliamo di sport e biologia, di conseguenza distinguiamo le persone in due sessi distinti, quelli biologici con cui nasciamo, i sentimenti, la sessualità e l’erotismo non centrano nulla.
Chiarito ciò, sappiamo tutti che dal punto di visto fisico e probabilmente non solo (spiegherò in seguito cosa intendo), nello sport l’uomo ha un notevole vantaggio in termini di prestazioni, un vantaggio così tanto evidente che renderebbe uno scontro “cross-gender” del tutto privo di senso in molti sport.
Non è infatti raro nella storia avere esempi di questa disparità, come la nazionale di calcio femminile statunitense che perse contro una squadra di ex calciatori uomini, ormai arrugginiti e fuori forma, subendo oltre 20 gol, oppure la nazionale australiana femminile di calcio, che perse 7 a 0 contro l’under 15 del newcastle se non erro.
Insomma, sembra proprio che la crème de la crème dello sport femminile faccia difficoltà anche contro atleti maschili molto meno esperti e decisamente non ancora sportivamente formati.
Ma a cosa è da attribuire questa enorme disparità?
Sembrerebbe il diverso quadro ormonale il pomo della discordia, gli alti livelli di testosterone prodotti dalla biologia maschile donerebbe a quest’ultimi maggiore forza ed esplosività muscolare, oltre che ad una maggior aggressività sul campo da gioco.
Cosa ne pensano le federazioni di ciò? A tal proposito, cito wikipedia:
Nel 2003, il Comitato Olimpico Internazionale ha introdotto delle prime regole per la partecipazione degli atleti transessuali nelle sue competizioni, decidendo che per partecipare nella categoria corrispondente al loro genere eletto avrebbero dovuto essersi sottoposti ad un intervento chirurgico ed iniziato almeno due anni prima dell’evento una terapia ormonale per la transizione di genere.
Nel 2015 il CIO ha modificato le sue precedenti regolamentazioni, stabilendo che la categoria, maschile o femminile che sia, viene determinata in base al livello di testosterone per litro presente nell’organismo dell’atleta: se il livello non supera i 10 nanogrammi per litro, l’atleta gareggerà nella categoria femminile, altrimenti in quella maschile.[1][2]
Per partecipare in una categoria differente da quella corrispondente al genere assegnato loro alla nascita, gli atleti devono dichiarare il loro genere eletto, con il vincolo di mantenere tale dichiarazione per 4 anni, e devono dimostrare di avere l’adeguato livello di testosterone almeno un anno prima che la competizione inizi.[3]
In tutta onestà, nel mio piccolo, da semplice personal trainer di città, trovo davvero abbastanza illogico concentrarsi così tanto sulla quantità di testosterone.
Mi spiego meglio, se è pur vero che sia il principale fattore di crescita muscolare e di aumento delle prestazioni, come dimostrato anche da tutti gli atleti che fanno uso di steroidi, va anche detto che, al contrario di quella che sembrerebbe l’opinione pubblica, non è affatto vero che una volta interrotto il ciclo di steroidi di questi stessi atleti si perda tutto ciò che hanno conquistato con i farmaci.
Questo è un pensiero comune e decisamente errato, il classico “quando poi smetti ti sgonfi come un palloncino”, non è realtà, ci sono due considerazioni da fare:
- La crescita muscolare è un fenomeno che stiamo ancora indagando, e secondo alcune teorie, pare che oltre all’ipertrofia muscolare (ingrandimento delle cellule muscolari), vi sia anche l’iperplasia, ovvero la creazione di nuove fibre contrattili. Pare che all’interno delle ossa, sin dalla nascita, conserviamo delle cellule staminali che il nostro corpo può specializzare nei tessuti di cui ha bisogno. Il numero di queste cellule tra l’altro, sarebbe anche uno dei motivi per cui “geneticamente” alcuni soggetti siano superiori ad altri.
- Il condizionamento del corpo e del sistema nervoso avvenuto durante gli anni di “perfomance potenziata”; oltre ai muscoli, ricordiamo sempre che noi alleniamo anche tendini, ossa e sistema nervoso, allenarsi per qualche anno da “super uomini” potrebbe permetterci di sviluppare alcune caratteristiche che ci porteremmo dietro a vita. In particolare, chi fa il mio mestiere, sa bene che la forza muscolare è decisamente più una questione di “scarica elettrica” che di masse muscolari.
In virtù di quanto appena detto, anche misurando i livelli di testosterone nel sangue, potremmo trovarci di fronte a soggetti che per decine d’anni si sono allenati con un quadro ormonale “potenziato” per la loro categoria di riferimento, e quindi con un potenziale vantaggio enorme sul campo da gioco.
Oltre a quanto appena detto, voglio aggiungere un altro pensiero, siamo sicuri che le differenze tra i due sessi si limitino solo alla potenza fisica?
Negli scacchi troviamo giocatrici di altissimo livello, quindi è assodato che intellettualmente ci sia una parità tra i due generi, ma ad esempio negli e-sport ciò non avviene, se prendiamo come riferimento League of Legends, uno dei giochi che punta maggiormente sulla componente competitiva, possiamo notare la totale assenza di giocatrici femminili nella maggior parte dei tornei nel mondo; eppure le statistiche fornite da riot games evidenziano come il numero di giocatrici femminili sia simile a quelli maschili.
Negli scorsi anni, per questioni di marketing alcune società hanno sponsorizzato la creazione di squadre femminili nei circuiti competitivi del gioco; non hanno fatto una bella fine, sono state letteralmente disintegrate dalle squadre maschili.
Una giocatrice tuttavia raggiunse i massimi livelli del gioco, giocando in un team di altissimo livello…ma era una giocatrice transgender MtF; lascio a voi riflettere su quest’ultima bizzarra coincidenza.
Stando a dei vecchi documentari, sembrerebbe che l’uomo abbia anche un vantaggio per quanto riguarda la coordinazione mano-occhio, questo spiegherebbe in parte perché farebbero difficoltà a competere contro gli uomini in alcuni videogiochi.
In conclusione, cosa penso di tutto ciò:
E’ evidente che una donna transgender abbia un grosso vantaggio rispetto alla donna cisgender, ora che sia reale o ipotetico, resta comunque abbastanza illogico mescolare le due categorie nel mondo dello sport professionistico, dove c’è in gioco la carriera di queste atlete.
Questo non è un problema di semplice risoluzione, se anche si decidesse di testare queste donne per stabilire se i loro livelli di performance siano più riconducibili a quelli di un uomo o meno, la componente di coordinazione neuro-muscolare potrebbe essere decisamente più difficile da testare.
Se prendiamo per esempio uno sport come l’MMA (arti marziali miste), comprendiamo quanto la forza muscolare sia soltanto uno dei fattori in gioco, probabilmente seconda ai riflessi e alla coordinazione, se è vero che anche questi ultimi due fattori siano influenzati dal sesso biologico dell’atleta, allora è chiaro che una donna cisgender si troverebbe comunque in difficoltà contro una donna transgender, anche in casi cui la donna trans sia “fisicamente” più debole e più minuta.
La soluzione allora potrebbe essere creare delle categorie apposite per loro? A quel punto però dovrebbe anche essere presa in esame la componente farmacologica, chi stabilisce i dosaggi limite degli ormoni? Possono modificare tali dosaggi, riducendoli magari, per avere un vantaggio sportivo?
Come ogni problema apparentemente semplice, scavando più affondo possiamo trovare insidie e dubbi morali complessi. Non ho una soluzione al problema in tutta onestà, l’unica cosa di cui sono certo è che non dobbiamo lasciarci andare al giudizio facile, perché laddove troviamo il coronarsi di un sogno di una donna, ovvero il ribadire al mondo la propria identità sessuale e raggiungere importanti traguardi sportivi, troviamo anche lo spezzarsi di quello di un’altra, ovvero di chi mangia la polvere per il semplice trovarsi contro un avversario biologicamente più forte.
