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La situazione del fitness “social” in Italia

Premesso che non sono avvezzo a seguire ciò che accade su YouTube, dal punto di vista dissing, flame e le varie interazioni tra i “personaggi pubblici” che la popolano, avendo da poco aperto un canale su quella piattaforma per espandere il mio lavoro, ho ovviamente iniziato a visionare più contenuti dei vari fitness influencer italiani, sia perché faccio ricerche per capire cosa vogliono le persone, sia perché mi vengono sparati in home.

Di recente mi sono imbattuto in un creator: Domingo Poliandri.

Cosa penso di lui? Mi piace moltissimo e mi piace moltissimo ciò che fa, sono iscritto al suo canale ed è quello che attualmente seguo con più assiduità.

Qualche settimana fa, il buon Danny Lazzarin, ha lanciato una bomba sulla community italiana del fitness, usando toni duri, è stato diretto, deciso, a tratti brutale, espone il suo pensiero in maniera cristallina, lasciando poco spazio all’interpretazione.

Cosa penso di lui e di quel video? Sono d’accordo con ciò che dichiara, per quanto riguarda invece il personaggio in se, e dico personaggio perché trattasi sempre di persona che conosco solo tramite video, lo apprezzo molto. Non seguo i suoi contenuti, perché non m’interessano, ma ne ho visti diversi e mi sta sinceramente simpatico.

Ma ora veniamo ad un altro video, ovvero “A tu per tu con l’hater” di Danny Lazzarin, un vis a vis tra lui e Domingo.

Iniziamo col dire che i due hanno un trascorso, di natura, sostengo, puramente professionale e non personale, Domingo è solito fare review dell’esecuzioni di altri youtuber e circa un anno fa, quando registrò qualcosa su Danny, il network di quest’ultimo tirò giù il video, da qui ci fu la risposta di Domingo e iniziò questa sorta di “antipatia mediatica”, ovviamente così vissuta dagli occhi degli follower, tant’è vero che, in molti hanno pensato che il video provocazione di Danny alla community, fosse un chiaro riferimento a Domingo, l’ho pensato anche io vedendo la thumbnail, tuttavia, una volta visto il video, dubito quello di Danny fosse un attacco diretto a Domingo.

Fatta questa lunga premessa, entriamo nel vivo della questione.

“A tu per tu con l’hater”

Un frame del video in questione.

Come potete vedere, quasi 65 minuti di video sono stati pubblicati, non starò qui a snocciolare tutta la questione, commentando frase per frase, perché onestamente non m’interessa farlo, tuttavia vorrei soffermarmi su un paio di riflessioni.

Inizio col dire che il titolo del video lo trovo alquanto fuorviante, io che negli ultimi mesi seguo Domingo, non ho affatto l’idea che lui sia un hater di Danny, il suo creator ha sbagliato a definirlo così? Si e no, diciamo che fare clickbait fa parte del mestiere, prendete in mano i giornali e guardate quanto sono fuorvianti i titoli degli articoli, tuttavia qui si sta parlando di un “personaggio reale” e chiamare Domingo in questa maniera inevitabilmente influenzerà il parere di chi non lo conosce, compromettendone potenzialmente la reputazione sulla piattaforma.

Siete un fan di 15 anni di Danny, non conoscete Domingo, chi sarà lui adesso per voi nella vostra mente? Esatto, un hater che non vale la pena conoscere.

Escluso questo fattore, il tentativo di Danny di portare questo contenuto è da stimare, credo che stia cercando sinceramente di risollevare la community italiana, il video in questione, che vi suggerisco di guardare, è piacevole da seguire e lancia il messaggio positivo di ricercare il dialogo piuttosto che lo scontro mediatico sui social. 

Bel contenuto, anche se, devo dirlo, ho avuto la sensazione che Danny a volte facesse un pò troppo la paternale a Domingo, non so se avete presente la sensazione,  quella che provate quando un vostro amico passa le ore a cercare d’insegnarvi a vivere, cosa che nessuno gli chiede mai.

Ma…adesso che abbiamo capito sommariamente cos’è accaduto recentemente su questo fronte, voglio andare in profondità e arrivare ad una delle radici del problema, e sottolineo una delle radici, perché la verità è che il dissing e il flame esisteranno sempre, dato che i consumatori di questa tipologia di contenuti, mossi dalla noia e dalla poca voglia di fare cose più costruttive, continueranno ad esserci, mi riferisco ovviamente a quella parte d’utenza che non riesce a fare altro se non vomitare veleno nei commenti.

Infatti qui, e mi ricollego al pensiero di Danny, o quantomeno quello che io ho percepito come suo pensiero, non è tanto il creator il problema, ma una parte della community, quella del ragazzo di 20 anni che non sa cosa fare, e mentre aspetta che la soloq di league of legends gli trovi il match, inganna il tempo disseminando i social di commenti e critiche en passant, senza contegno, senza prima metabolizzare ciò che sta guardando e spesso e volentieri senza neanche conoscere bene gli argomenti di cui sta scrivendo.

Muovere le critiche

Come già detto m’interessa poco del dissing, semplicemente, e questa volta cito Domingo, ho voluto mettere un po’ di peperoncino nella mia minestra e dare sapore al mio contenuto.

La critica più comune che troverete sui social è sicuramente quella riguardante l’esecuzione degli esercizi, provate ad aprire un reel di qualsiasi fitness influencer e troverete sicuramente dei commenti atti a criticarne la tecnica. 

Per capire o meno il valore di una critica, dobbiamo innanzitutto guardare l’oggetto della critica e il soggetto che muove la critica, si passa così da avere una critica stupida e senza senso come il “la creatina non serve a mettere peso” che un ragazzo ha rifilato sotto un mio commento in cui condividevo il fatto che stessi mettendo molto peso ultimamente (a proposito, grazie ancora amico, pensavo la creatina servisse a far crescere le sopracciglia), alla critica mossa da un professionista, come per l’appunto può essere un Domingo o un MarcoPT, nei confronti dei deliri di onnipotenza del “natural della leggenda”, in quel caso possiamo quasi parlare di servizio alla comunità.

E’ un concetto banale e noto a tutti, quello di critica costruttiva, eppure, come tutte le cose banali, non viene presa mai seriamente e tenuta in considerazione quando si scrive.

C’è una sostanziale differenza tra criticare un concetto, una tecnica, e il denigrare le competenze di una persona, ridicolizzandola e per cosa? Per sentirsi 10 secondi superiori, nella propria testa, ad uno sconosciuto di cui non sappiamo nulla.

Qui entra in gioco l’insicurezza dell’individuo, che ricerca sui social, al sicuro, chiuso nella sua cameretta, un motivo di validazione, un sentimento di superiorità, in modo da far scattare quel ragionamento inconscio: “se critico aspramente questa persona è perché io sono meglio di lui”. 

Ecco perché si attaccano le persone e non i pensieri, perché non si sta cercando una confronto sull’argomento, ma uno sminuire l’altro per il puro ed egoistico piacere di sentirsi meglio con se stessi, la persona insicura sostituisce il “non sono d’accordo con quello che dici” con il “non capisci un cazzo, ma che stai dicendo”.

Ma torniamo a noi, l’esecuzione si diceva…

L’esecuzione tecnica

Ha senso criticarla? Più si che no, è nostro dovere, quello di noi tecnici, insegnare, spiegare e far migliorare una persona dal punto di vista dell’esecuzione.

Se tralasciamo per un momento il fatto che un personaggio come Domingo faccia visual con i suoi video, guadagnando visibilità, possiamo quasi dire che va in giro a regalare consulenze.

La critica va fatta e va accettata, è imperativo per migliorare nella vita, se avete l’ego di cristallo e vi piace contornarvi soltanto di persone che la pensano come voi, beh non crescerete granché, lo scambio d’idee e il dibattito sono alla base del miglioramento e dell’evoluzione dei concetti che poi andiamo ad applicare nel pratico.

Detto ciò cosa diavolo è questa benedetta esecuzione tecnica? Si studia, si esaminano dal punto di vista anatomico, biomeccanico, fisico, vettoriale e bla bla, i muscoli che entrano in gioco, con quale grado di coinvolgimento, si stabilisce la traiettoria ottimale del carico, il set up corretto del corpo ecc.

Insomma, si usa la “scienzIah” per arrivare a creare l’esecuzione ottimale di un esercizio in base ai parametri che stiamo ricercando:

      • La generazione ottimale di forza, ovvero l’esecuzione che consente il più alto grado di sviluppo di potenza.

      • La salvaguardia del benessere fisico, ovvero evitando situazioni di impingement, limitando le forze di taglio e tutto ciò che mette sotto stress la macchina umana oltre il necessario.

    Questa piccola notazione dovrebbe anche implicitamente rispondere alla domanda “ma esiste un’esecuzione corretta per il powerlifting e una per il bodybuilding?”

    NO! Lo squat è lo squat, la panca piana è la panca piana e lo stacco è lo stacco, POI, presa visione e consapevolezza dell’esecuzione corretta, si può pensare di apportare delle modifiche per esigenze/preferenze personali, come ad esempio i culturisti che non vanno in blocco articolare per non perdere mai tensione sul muscolo. Qui si può essere d’accordo o meno, non c’interessa in questo momento.

    Esistono dunque dei criteri universali per valutare la qualità di una esecuzione, quindi la critica, ovvero un’analisi oggettiva di una esecuzione tecnica, ha perfettamente senso, ognuno poi, con l’esperienza, sviluppa il movimento più idoneo al suo obiettivo, alle sue sensazioni e in quel caso, se ci si ritrova tra persone intelligenti, nasce un dibattito tecnico che non ha lo scopo di stabilire chi dei due ha ragione, ma quello di offrire ad un altro essere umano, con esperienze di allenamento diverse, un punto di vista alternativo e altrettanto valido.

    La differenza sta nel controllo e nella consapevolezza che l’atleta ha del movimento, non a caso nel bodybuilding possiamo trovare delle tecniche d’intensità, come il cheating, che sporcano l’esecuzione per andare oltre il cedimento tecnico.

    Questa è la mia personalissima visione ovviamente.

    In conclusione

    Riassumendo tutto il discorso, cosa penso…penso che la community italiana del fitness debba sicuramente migliorare, tuttavia, ve lo posso garantire, non è sicuramente una nostra problematica specifica, tutte le community del fitness sono così “disastrose”, sono le dinamiche dei social ad esasperare questo concetto. Resto d’accordo con tutto ciò che dice Danny, preciso soltanto che il problema non è nazionale, ma giustamente noi siamo in Italia (si beve il vino, cazzo. Cit.) e ci guardiamo gli affari nostri.

    I contenuti di Domingo, per quello che mi riguarda, sono totalmente approvati, sono utili e istruttivi e lui ci mette del suo per renderli sfiziosi, poi può farlo in un modo che non piace, utilizzando un canale di comunicazione che non è per tutti, ma resto dell’opinione che chi la prende troppo sul personale abbia dei problemi di autostima, non con lui. 

    Non credo assolutamente che sia un catalizzatore dell’ondata di dissing che si respira, credo più che altro che forse sfrutti un po’ quest’onda per creare dei video più palatabili. Teniamo sempre a mente che la disponibilità di un prodotto è dipendente dalla domanda più che dall’offerta.

    Marco D'Aniello
    Personal Trainer - Content Creator

    Personal trainer da inizio 2016, ho partecipato a diversi corsi autorizzati dal CONI e innumerevoli webinar ufficiali delle più varie federazioni.


    Pratico body building dal 2009, con diversi periodi di stop, anche piuttosto lunghi. Non ho mai gareggiato per motivazioni personali, pur avendo fatto due preparazioni, purtroppo interrotte.


    Ho deciso di aprire questo blog, in quanto la scrittura è un’altra delle mie passioni, che coltivo da quando sono ragazzino.
    Oltre alla stesura di articoli ho in cantiere diversi e-book, alcuni già impostati e iniziati, altri ancora e soltanto idee.

    Marco D’Aniello

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